“Ma, un momento, che me ne sto qui a rimuginare pensieri senza costrutto?
Si chiede.
Non so forse bene che questi sono soltanto i soliti e gravosi pensieri che mi aggrediscono a tradimento con il favore delle tenebre notturne?
E non so forse altrettanto bene che di giorno vi si contrappone una visione ben meno sconfortante della stessa, identica realtà?”

 

 

di Valter Fontanella

 

Fare pulizia

Giandomenico Pellegri non si meraviglia di sicuro per quello che gli succede. E non prova affatto meraviglia nemmeno l’ora in cui gli succede. Dopo averlo in qualche modo dapprima contrastato, e in seguito sopportato a lungo e malvolentieri, ha finito per accettarlo come un dato di fatto ineluttabile, al quale si è in qualche modo anche rassegnato: è notte fonda e si ritrova irrimediabilmente sveglio.
Certo, erano belli i tempi, oramai così lontani, in cui alla sera appoggiava tranquillamente la testa sul cuscino, si addormentava quasi di colpo e al mattino lo tirava fuori dal sonno il trillo fastidioso della sveglia. E ora? Da qualche anno a questa parte, e senza una ragione specifica, gli capita troppo spesso di svegliarsi in piena notte. Dopo un poco di tempo perso inutilmente a cercare di riprendere il sonno interrotto, decide di lasciar perdere. E senza inquietarsi, come invece tante altre volte gli è accaduto nel passato. Tanto sa bene, e per lunga esperienza, che per il momento ogni tentativo volontario di riprendere sonno è destinato a fallire.
Ed è proprio allora, proprio nel momento in cui si rassegna a restare sveglio, almeno per un poco, che abitualmente un’idea si insinua nei suoi pensieri e contribuisce, essa pure, a tenerlo desto. Questa volta gli viene da pensare alla bella libreria, dalle linee così semplici ed essenziali, così pulite, che a pomeriggio inoltrato, durante la solita passeggiata prima di cena, ha visto esposta nella vetrina di un negozio del centro, da poco inaugurato con grande dispendio di pubblicità. E si trova a ricordare il senso gradevole di ordine che la vista di quella libreria gli ha comunicato, quell’ordine che amerebbe tanto avere di nuovo intorno a sé e che non riesce proprio a ritrovare.
Del resto, è evidente che questo disordine è dovuto al modo un poco disorganizzato in cui nel suo appartamento, con il trascorrere degli anni, dei decenni, contrassegnati da letture piuttosto varie e disparate, si sono accumulati tanti libri. Non si tratta soltanto di libri, però. Purtroppo non può fare a meno di rendersi conto che molto altro ancora si è accumulato intorno a lui. Abitualmente sono oggetti quasi inutilizzati, ma di cui non riesce a disfarsi, perché troppo spesso sono legati a ricordi gradevoli e indimenticabili.
Nel più recente passato, in un paio di occasioni almeno, è stato all’improvviso assalito da alcuni modesti e velleitari tentativi di liberarsene, ma, entrambe le volte, quei tentativi hanno assunto la parvenza, divenuta troppo presto inaccettabile, di maldestre e inconcludenti manovre di liberarsi di quei ricordi, piuttosto che di quegli oggetti. Ecco perché ogni volta ha quasi subito lasciato perdere.
Il sonno non viene, e per di più ora si trova a pensare che qualche giorno prima ha portato a casa alcuni scatoloni ricolmi di libri di cui un amico, convertito ormai pienamente agli e-book, ha deciso di liberarsi, senza mandarli necessariamente al macero. Occupavano troppo spazio nell’appartamento in cui si era appena trasferito, ben più piccolo di quello in cui abitava prima, ha precisato nel chiedergli se voleva quei libri. Tutti intorno a Giandomenico sanno che è un ostinato bibliofilo. Subito l’amico ha aggiunto, a ulteriore giustificazione della sua decisione di liberarsi dei libri, che alcuni DVD contengono un’intera libreria, con un risparmio di spazio assolutamente apprezzabile e indispensabile, come è anche troppo facile comprendere.
Di fronte a quell’offerta di libri, l’amore quasi innato per la carta stampata che si nasconde in ogni bibliofilo si è immediatamente risvegliato in lui. D’istinto ha accettato subito e molto volentieri la generosa offerta dell’amico. Detto, fatto. Il benefattore ha caricato senz’altro sulla sua automobile gli scatoloni con i libri e li ha scaricati velocemente davanti alla porta di casa del beneficato. Il giorno stesso, in un breve lasso di tempo, il primo ha liberato spazio in casa, ma per il secondo, che odia la sola idea di mandare al macero anche un solo libro, la generosa offerta dell’amico è assai presto diventata una faccenda un poco preoccupante. Visto che in casa tutte le scaffalature sono piene di libri, che non c’è una sola porzione di mensola su cui sistemarne altri, dove potevano mai essere messi i numerosi e nuovi arrivati? Si è chiesto perplesso, per nulla però pentito di aver accettato un dono tanto spontaneamente offerto. Per il momento ha evitato di affrontare il problema e lo ha temporaneamente risolto lasciando i libri chiusi negli scatoloni, che ha accatastato in un angolo del soggiorno. Ma il problema andrà affrontato e risolto quanto prima, decide ora con la dovuta determinazione.
A questo punto però, incapace ancora di abbandonarsi al sonno, accantona per il momento il problema dei libri e si mette di nuovo a considerare che in casa si sono effettivamente accumulate troppe cose di cui dovrebbe disfarsi. Pensa che dovrebbe fare pulizia di tutto quello che durante molti anni di vita ha conservato, e anche con una certa ridicola ostinazione. Tazze e tazzine, piatti e piattini, tutti debitamente spaiati, ma che trova ancora eleganti e belli, e poi bicchieri sopravvissuti per caso alla rottura dei compagni di scatola, pentole e tegami vecchiotti, ma che possono sempre diventare utili, riviste ormai vecchie e impolverate, ma in cui sono pubblicati dei servizi fotografici che aveva trovato assai interessanti, libri che nessuno guarda o legge più. Non mancano ovviamente i capi di abbigliamento ormai un poco fuori moda e un poco, ma molto poco, usati, e dunque da non buttare ancora, perché, non si sa mai, pure questi possono fare comodo in caso di necessità. E, con i pessimi tempi che si stanno da un bel po’ vivendo, una necessità può sempre ripresentarsi, imporsi da un momento all’altro e costringere a riprendere in mano quanto si voleva gettare.
E’ però anche convinto che nell’appartamento ci sono molti altri oggetti, residui di anni di vita, di cui dovrebbe disfarsi. Dovrebbe dunque decidersi a sgomberare il più possibile casa. E per quale ragione soprattutto dovrebbe farlo? Si chiede. Ma è ovvio, per lasciare ad altri il meno possibile di questa fastidiosa o penosa incombenza, quando inevitabilmente il momento sarà venuto. E infatti, se non lo fa lui, almeno fino a che ne ha il tempo e la forza, e magari anche la volontà, chi mai si vedrà costretto a farlo, poi? Ecco, a questo punto, di fronte a questa domanda, Giandomenico si blocca, si sveglia ancora di più, se è possibile.
E all’istante le sue considerazioni cambiano completamente tono e si allontanano decisamente dall’idea di avviare un risoluto ed energico repulisti in casa. Subito i suoi pensieri imboccano subdolamente una direzione ben precisa, perché in lui si insinua l’idea che nella vita nulla è destinato a continuare per sempre, che tutto è destinato un giorno a finire. Cosa succede allora dei rottami di una esistenza, comincia a chiedersi, quando non è più possibile condurla come si faceva nel passato, oppure dopo che quella esistenza è giunta al suo termine naturale? Pensa che nella vita di ogni individuo baleni di tanto in tanto, in qualche momento particolare, l’idea che la vita non dura per l’eternità, ma pensa anche che questa idea venga molto presto accantonata e che non lasci alcuna traccia, almeno fino a quando, fatalmente, non si ripresenta in una circostanza luttuosa. Un mortale incidente automobilistico, il funerale di un amico, un fatale incidente domestico, una grave malattia dal decorso rapido e funesto, anche non personale, la malattia di qualcuno che è più o meno vicino, per esempio, possono far pensare agli esiti finali di un’esistenza e a quanto avviene dopo quegli esiti. Ma, passato il momento del pericolo o del cordoglio, passa anche la preoccupazione e la mente molto presto si rivolge ad altro. Per molti anni di vita non è possibile che non accada altrimenti, che non si viva in funzione del futuro, immaginato sempre senza un confine, un termine ultimo.
Una vita non può essere vissuta con il pensiero costante che è destinata un giorno a finire. Ma che succede, comincia a chiedersi, quando si è un poco avanti negli anni e compare l’idea fastidiosa del limite, seppure ancora indefinito? Già il fatto di salire le scale per tornare a casa gravato dalle borse della spesa lo ha avvertito senza ombra di dubbio che lo slancio di qualche anno prima è venuto a mancare. E poi, non è forse vero che parecchi anni prima le condizioni fisiche gli hanno consigliato di abbandonare decisamente le piste da discesa? E ora comincia a chiedersi fino a quando potrà tornare in montagna a divertirsi sulle piste di sci da fondo, visto e considerato che l’inverno precedente gli era capitato più di qualche volta, perfino dopo una salitella ben poco impegnativa, di fermarsi, e a lungo, per riprendere fiato?
E poi, già nel passato gli era capitato di sentirsi un poco triste quando pensava che stava per compiere gli anni, e non erano pochi, anche se ben presto era riuscito in qualche modo a liberarsi della tristezza, e aveva fatto abbastanza presto ad allontanare questo brutto pensiero, per ritrovare al più presto se stesso. Ma aveva ritrovato interamente se stesso? Qualche dubbio si era già fatto avanti.
In seguito, con il passare del tempo, aveva trovato sempre maggiori difficoltà a liberarsi, quando talvolta venivano, dei pensieri cattivi legati agli anni compiuti. E gli stessi regali di compleanno, quelli che un tempo lo rendevano completamente felice e gli donavano il desiderio di ricambiare, quando il momento veniva anche per gli altri, ormai si trovavano assoggettati a una domanda spiacevole. Che piacere c’è nel ricevere regali? Un regalo, soprattutto se è duraturo, ha un senso concreto quando chi lo riceve ha davanti a sé una lunga prospettiva di anni per goderne. Ma quando si giunge a una certa età, e si ha la consapevolezza statistica che il tempo di vita da percorrere viene penosamente a mancare, un regalo, soprattutto se duraturo, mettiamo una bella bicicletta nuova, con le ruote sottili, con un cambio favoloso e con molte velocità, leggera da spingere con i pedali, quella che può rendere immensamente felice un ragazzo o un giovanotto, fa sorgere spontaneamente una domanda terribile. Si ha davanti a sé un tempo ancora lungo a sufficienza per godere di questa bellissima bicicletta e divertirsi?
Tra gli opprimenti pensieri che continuano a scorrere disagevoli nell’involontaria e subita veglia notturna, ricorda anche l’espressione beata, soffusa di una evidentissima malinconia, del viso di un amico da poco scomparso, quando, in sella alla sua nuovissima motocicletta, percorreva con tutta calma le vie del centro. Quella moto, una quattro cilindri dal motore tanto silenzioso da sembrare un grosso gatto che fa le fusa, era la realizzazione di un sogno giovanile che l’amico aveva coltivato a lungo e che solo in età avanzata, e troppo tardi per goderne a sufficienza, era riuscito a realizzare. E la malinconia che traspariva sul suo volto era il segno evidente dei tristi pensieri che agitava in cuore.
Giandomenico si rende conto che sono abbastanza frequenti le occasioni che lo costringono a porsi domande cui è arduo rispondere. Ma altri fatti ancora fanno germinare tanti brutti pensieri cattivi, dopo i quali è penosamente difficile ritrovare se stessi. Proprio questo è accaduto quando è venuto a sapere che il carissimo amico d’infanzia e motociclista, che non vedeva da parecchio tempo, aveva lasciato questa valle di lacrime. A dire il vero, non lo incontrava più durante le consuete passeggiate serali prima di cena, ma l’amico non era scomparso, gli avevano detto i suoi vicini di casa, aveva invece definitivamente ceduto a una terribile condizione fisica e psicologica che non lo faceva essere più tra noi e lo aveva costretto al ricovero in un cronicario del Lido. Qualche tempo dopo il ricovero dell’amico si era per caso imbattuto in suo figlio, subito gli aveva chiesto notizie del padre. E poi gli aveva anche chiesto se era possibile andare a fargli visita. Certo che era possibile, gli aveva risposto. Ma subito aveva aggiunto con lacerante e sconsolata tristezza che era quasi inutile fare il viaggio fino al Lido, che era inutile andare a trovarlo, tanto suo padre non riconosceva più nessuno ormai, nemmeno i suoi stessi familiari. Certo era possibile andare a fargli visita, ma era come se suo padre non esistesse più, come se si fosse completamente estraniato dal mondo. Non parlava più, non rispondeva più nemmeno alle domande più semplici. E non si poteva fare più nulla per lui, avevano precisato i medici. E ora gli torna in mente che, dopo quell’incontro, in una bella giornata di sole, spinto da una decisione improvvisa, aveva raggiunto il Lido e si era anche spinto fino alla porta d’ingresso dell’Istituto in cui il suo amico era ricoverato, ma all’ultimo momento non aveva trovato il coraggio di attraversarla. Sarebbe stato troppo penoso cogliere nel suo aspetto il deterioramento delle sue condizioni fisiche e psichiche. Preferiva conservare un ricordo intatto di lui. Gli era dunque stato sempre più difficile ritrovare un poco di serenità e riconciliarsi con gli anni che sempre più pesavano sulle spalle.
Ora poi gli assalti che la vita ha mosso si sono moltiplicati nello scorrere del tempo dell’esistenza e il pensiero della fine ha cominciato ad affacciarsi con una certa frequenza, quello che non gli era mai, assolutamente mai, accaduto negli anni della giovinezza. Certo, gli era accaduto, seppure molto raramente, in quelli della maturità avanzata, ecco perché è in qualche modo già preparato al pensiero che tutto finirà.
E così, di notte, il pensiero che in casa si siano accumulate troppe cose, che dovrebbe giustamente decidersi a eliminare, lo ha fatalmente portato a ben altre e pessimistiche e sconfortanti considerazioni. E ora non può fare a meno di chiedersi chi, con la morte nel cuore, avrà fatto allora ordine e pulizia in casa al posto dell’amico motociclista, impossibilitato a farlo perfino mentre era ancora in vita. E chi in casa provvederà a fare pulizia, quando il momento verrà anche per…?
Ma, un momento, che me ne sto qui a rimuginare pensieri senza costrutto? Si chiede. Non so forse bene che questi sono soltanto i soliti e gravosi pensieri che mi aggrediscono a tradimento con il favore delle tenebre notturne? E non so forse altrettanto bene che di giorno vi si contrappone una visione ben meno sconfortante della stessa, identica realtà? Si chiede ancora, e intanto poco a poco sente affiorare alle labbra un mezzo sorriso. Ecco perché deve imporsi di reagire con determinazione contro questa visione notturna e scoraggiata della vita, si dice, mentre sbadiglia e sente che, nonostante tutto questo pessimistico e fraudolento arzigogolare notturno, sta quasi per riprendere sonno. Domani, conclude, alla luce del sole i fatti e i problemi di tutti i giorni si presenteranno di sicuro con una prospettiva nettamente diversa da questa che ora lo ha assalito, notturna, tenebrosa, lugubre e ingannevole. E adesso sa che domani, per prima cosa, provvederà a sistemare alla meglio i libri che si trovano ancora negli scatoloni. E decide anche che subito dopo comincerà a leggere per primo quello che durante la sistemazione più desterà il suo interesse.